Strade e archeologia

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La ricerca dell’integrazione della strada nel territorio costituisce una sfida e uno stimolo per i progettisti.

In termini infrastrutturali gli impatti più evidenti con l’ambiente riguardano il patrimonio archeologico e il patrimonio paesaggistico. E ciò soprattutto in Italia, dove paesaggio naturale e archeologico si integrano e si confondono uno nell’altro, con innumerevoli siti, ritrovamenti e testimonianze, rispetto ai quali l’impegno dell’uomo moderno è quello di garantirne l’accessibilità.

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I ritrovamenti archeologi di Anas

Forte è la nostra attenzione verso la difesa e la tutela del patrimonio archeologico. Moltissimi i casi di importanti ritrovamenti effettuati grazie ai lavori di Anas: la Via Claudia Nova - costruita intorno alla metà del I secolo d. C. dall’imperatore Claudio – che costituiva una vera e propria bretella tra le Vie Salaria e Cecilia a nord e la Via Tiburtina Valeria a sud, scoperta sulla strada statale 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo-Sannitico”; i 15 siti archeologici, nella sola provincia di Salerno, venuti alla luce grazie ai lavori della A3 (oggi A2), il più significativo dei quali, è quello nei pressi di Pontecagnano, dove è stato scoperto un antico insediamento, sconosciuto a tutte le fonti storiche – dell’estensione di circa 70 ettari (pari cioè ad Ostia antica) - che è l’avamposto più meridionale della colonizzazione etrusca in Italia.

Non vanno dimenticati gli importanti rinvenimenti archeologici effettuati durante i lavori per il potenziamento del Grande Raccordo Anulare di Roma, fra i quali: una necropoli di epoca imperiale con sepolture dotate di corredi e monili; il ritrovamento dell’antica Via Veientana; la messa allo scoperto di una villa romana di epoca imperiale; una camera funeraria di epoca romana; l’individuazione del tracciato della Via Flaminia Antica Augustea; tratti dell’antica Via Latina e, in un sepolcreto, un defunto con la moneta in bocca per pagare l’obolo a Caronte.

Più recentemente i lavori per la realizzazione della nuova strada statale 77 “della Val di Chienti” tra Foligno e Civitanova Marche, del progetto Quadrilatero Marche Umbria, hanno portato alla luce ritrovamenti per 3000 anni di storia a partire dall'età del bronzo.

I ritrovamenti archeologi di Anas

Scarica la mappa dei principali ritrovamenti archeologici sulla rete Anas

Il protocollo Anas - Ministero della Cultura

Il protocollo di intesa firmato nel 2017 tra Anas e MiC (allora denominato MiBAC), ed esteso nel 2018 a Rete Ferroviaria Italiana, è finalizzato al coordinamento delle attività di conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico ritrovato nel corso della realizzazione e gestione della rete stradale e ferroviaria. La firma di tale documento rappresenta un’opportunità, un passo importante verso la piena sintonia tra lo sviluppo infrastrutturale e la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. Uno strumento che permetterà di rafforzare la collaborazione tra le Istituzioni coinvolte e sperimentare nuovi percorsi condivisi.

Il protocollo introduce una innovativa figura, il cosiddetto ‘archeologo di cantiere’. La presenza di tale professionalità specifica per la disciplina archeologica intende facilitare il processo di risoluzione dell’interferenza archeologica grazie alla gestione unificata dei rapporti e dei processi tra le Istituzioni coinvolte e rende possibile coniugare, nell’ambito della realizzazione di opere infrastrutturali, riduzione dei costi, tutela del patrimonio e contenimento temporale dell’intervento archeologico.

Il protocollo individua Archeolog come soggetto promotore per le attività di raccolta fondi per il restauro, la conservazione, la valorizzazione dei siti e dei reperti ritrovati. Nell’ambito dei progetti di restauro autorizzati dal MiC, Archeolog diviene anche concessionario/affidatario temporaneo degli stessi, al fine di poter trasferire le agevolazioni fiscali dell’Art Bonus ai potenziali mecenati.

Archeolog

Archeolog nasce come Onlus nel 2015 da Anas e Quadrilatero Marche Umbria per tutelare e valorizzare lo straordinario patrimonio archeologico portato alla luce durante la realizzazione dei nuovi assi viari di attraversamento dell’Appennino Centrale. Dal 2018 vi aderiscono Italferr e RFI.

È un Ente del Terzo settore no-profit, a carattere pubblico e dall’alto valore scientifico, che si propone di dare rilievo alle testimonianze archeologiche recuperate nel corso dei lavori per le infrastrutture stradali e ferroviarie (iscritto al Registro Unico degli Enti del Terzo Settore della Regione Lazio, con acquisizione della personalità giuridica, con n. Decreto Rep. 84920 del 10.02.2023).

Grazie a una convenzione con la Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio dell’Umbria, Archelog ha già avviato le procedure per il primo restauro finanziato con i contributi raccolti. In particolare, questo restauro interessa i corredi denominati ‘Carri di Colfiorito’ e ‘Principessa di Plestia’, rinvenuti durante i lavori di realizzazione della nuova statale 77 Foligno-Civitanova Marche, in località Colfiorito di Foligno (Perugia), all’interno di una necropoli di età arcaica che ospita più di 65 sepolture. La tomba dei Carri (VI secolo a. C.) è composta da una sepoltura multipla di un uomo con una lancia, una donna con una fusaiola, peso utilizzato per la filatura della lana, e due fanciulli, insieme al corredo vascolare, una punta di lancia e una spada. Straordinario è il ritrovamento di un carro a sei ruote (sei cerchioni in ferro, probabilmente pertinenti alle ruote di un currus e a un calesse/carro funebre, oltre a morsi equini ed altri elementi metallici relativi al timone). 

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